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20 – Caso MPS e le banche italiane: finiremo a babbo morto?

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A cura di
RadioBorsa

Banca MPS ha iniziato a scassarsi ben prima dell’operazione Antonveneta

Maurizio Montigiani, quadro dirigente della banca senese

In questo ventesimo episodio dello show La Borsa & la Vita” Salvatore Gaziano e Roberta Rossi hanno chiamato a testimoniare due testimoni d’eccezione per parlare del caso MPS: l’ing. Alfonso Scarano, analista finanziario indipendente e presidente di AssoTag, Associazione dei Consulenti Tecnici incaricati dalla Autorità Giudiziaria e Maurizio Montigiani, quadro direttivo proprio di Monte dei Paschi di Siena che ha ha lavorato al Fraud Audit della direzione generale e che non ha esitato a esporsi oltre 10 anni fa denunciando anche politicamente le malversazioni poste in atto dai vertici per occultare le perdite di bilancio messe sotto il tappeto. Due super ospiti che meritano di essere ascoltati per la conoscenza profonda non solo delle vicende di questa banca anche dal punto di vista giudiziario ma anche per la loro passione e rigore morale nel tenere alta la bandiera della trasparenza finanziaria e tutela del risparmio.

Quello che è emerso è un racconto molto interessante non solo della storia di quella che è considerata la banca più antica nel mondo ma dell’evoluzione (o involuzione) del modello bancario italiano e per questo motivo capire come si è arrivati al “bubbone” MPS può essere molto interessante per molti risparmiatori e addetti ai lavori a capire cosa è successo non solo a Siena con un cambio genetico che molte banche hanno affrontato, passando da banche del territorio che si occupavano soprattutto del credito a super market della finanza spesso più spinta perché così potevano generare maggiori profitti. E pazienza se così hanno poi “scassato” la banca.
La storia di MPS ha poi diverse chiavi di lettura. Quella della politica e dell’assalto alla diligenza dove non solo un partito ha fatto il bello e il cattivo tempo perché in tanti alla “mangiatoia” senese hanno attinto. Ma anche delle porte girevoli dove manager di primo piano che dovevano “risanare” la banca hanno sostanzialmente fallito e lasciato conti in sospeso ancora aperti. C’è una storia giudiziaria tremenda poi di MPS con un suicidio sospetto come quello di David Rossi capo della comunicazione della banca Monte dei Paschi di Siena ma anche cause di ogni tipo nei confronti di questa banca coinvolta (come tante altre banche di primo piano) nella vendita di diamanti d’investimento ai risparmiatori a prezzi 6/7 volte superiori al prezzo reale.
Una banca le cui azioni ai prezzi rettificati è passata da valere oltre 9.000 euro (sì avete lettto bene) di novembre 2007 (data della fatidica acquisizione di Banca Antoveneta) a 1,2 euro per azioni polverizzando i risparmi di molti azionisti.
Tra l’altro il capo di MPS e artefice di quell’operazione allora osannata da tutti i media (sindacati compresi) era all’epoca Giuseppe Mussari, eletto per acclamazione nel 2010 presidente dell’Associazione Banchieri Italiani (ABI).

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Gli stessi banchieri che oggi cercano di dire che quella di MPS è un caso di “mele marce” mentre invece una contabilità analitica ci restituisce nell’ultimo decennio un falò del credito di oltre 70 miliardi di euro come ha calcolato il giornalista Nicola Borzi e una distruzione di ricchezza di diverse decine di miliardi di euro all’anno per i costi secondo alcuni osservatori “appioppati” ai risparmiatori italiani (soprattutto nel risparmio gestito e nella vendita di prodotti assicurativi e finanziari) per consentire alle “nuove banche” (che non sono per varie ragioni come racconta questo episodio quelle di una volta) di generare profitti e ricchi bonus soprattutto per chi è in cima al trenino.

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