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Lettera #33.2 Meglio i fondi o gli ETF? Ecco chi è l’eterno secondo

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A cura di
RadioBorsa

Per chi non lo sapesse il mercato azionario inglese, nonostante un’inflazione mostruosa (il 9% ad aprile), è fra le Borse migliori da inizio anno del Vecchio Continente in un mondo dominato dal rosso anche acceso.

Il listino azionario inglese, invece, è positivo da inizio anno (di circa il 3%) grazie soprattutto all’alta concentrazione di società operanti nel settore dell’energia (fra queste Shell da inizio anno sale quasi del 50%) e delle materie prime.

Fino a qualche tempo fa sul mercato inglese regnava un fondo d’investimento attivo che aveva performance sopra la media o come si dice in gergo tecnico benchmark.

Com’è andato da inizio anno questo fondo rispetto a un banale etf che replica il principale indice azionario inglese, il ftse 100?

Da inizio anno il fondo attivo, super concentrato e super blasonato, in un mercato che esprime un andamento positivo ha perso al confronto oltre 20 punti percentuali, mentre un ETF che investiva nell’indice azionario inglese ha ottenuto un rendimento positivo del +3,5%.

Chi nel passato magari aveva sottoscritto questo fondo, perché migliore della categoria o del cosiddetto benchmark, ha visto le lancette girare tutte dall’altra parte.
E quello che è accaduto a questo fondo non è certo un caso isolato e ci porta al nocciolo della questione.

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Fra fondi ed ETF, molto meglio gli ETF e un portafoglio sano di un risparmiatore dovrebbe includere soprattutto questi strumenti, assegnando eventualmente ai fondi un peso molto limitato e su casi molto ma molto specifici, delimitati e fortemente motivati.

Il contrario di quanto spesso ci capita di esaminare, quando valutiamo portafogli di piccoli e grandi investitori che sono seguiti da banche e reti con pochissime lodevoli eccezioni.

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