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Big Tech e spese pazze sull’IA: esagerazione o paura della fine? – Lettera #186

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A cura di
RadioBorsa

Il pessimista si lamenta del vento; l’ottimista si aspetta che cambi; il realista regola le vele”. Eccoci all’ultima puntata estiva di RadioBorsa, dedicata a un panorama finanziario denso di colpi di scena prima della pausa di agosto.

Esploriamo come affrontare un mercato in cui si sovrappongono eventi complessi: dalla geopolitica, all’energia, fino alle grandi sfide dell’intelligenza artificiale. Invece di farsi prendere dal panico sperando che il vento si plachi da solo, l’investitore realista deve usare un metodo rigoroso per continuare a navigare.

Sul fronte macroeconomico, vediamo il ritorno del petrolio Brent sopra la soglia dei 100 dollari al barile, spinto dall’escalation in Medio Oriente e dal forte restringimento del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz.

Questo rincaro ha riacceso i timori legati all’inflazione, spingendo al rialzo i rendimenti obbligazionari globali e riportando l’incubo dei tassi alti per Stati, imprese e famiglie.

Ad agitare ulteriormente le acque ci pensa la nuova ondata di tariffe doganali di Donald Trump, che ha imposto dazi dal 10% al 12,5% su circa 60 Paesi con la scusa del lavoro forzato, minacciando ulteriori ritorsioni contro l’Europa.

Nel settore tecnologico, il dibattito si infiamma sulla sostenibilità degli investimenti nell’Intelligenza Artificiale (CapEx). Il caso emblematico discusso è quello di Alphabet (Google), che pur registrando ricavi da record per quasi 120 miliardi di dollari, ha mandato in rosso il proprio flusso di cassa libero per finanziare la colossale infrastruttura AI.

Le Big Tech preferiscono spendere cifre titaniche oggi pur di guidare la rivoluzione tecnologica, evitando così di finire spazzate via dalla storia come accaduto in passato a Kodak o Nokia.

Una visione condivisa anche dal mondo industriale, come dimostrano i recenti accordi da 700 miliardi di dollari tra Stati Uniti e Corea del Sud su chip e data center.

Infine, facciamo tappa a Piazza Affari per esaminare l’enigma di STMicroelectronics: il titolo è crollato pesantemente in Borsa solo perché le previsioni di fatturato del terzo trimestre hanno mancato le stime degli analisti di appena 20 milioni di dollari, nonostante un bilancio molto positivo.

Ma dietro questo rumore di breve periodo e la recente volatilità, i fondamentali economici e gli spread creditizi rimangono solidi, indicando un assestamento fisiologico piuttosto che una crisi strutturale.

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