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Lettera #72.1 Smart working e tassi d’interesse tagliano le gambe all’immobiliare

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A cura di
RadioBorsa

Per i mercati azionari il finale del mese di marzo si è chiuso in buon recupero, dopo che a metà mese il sentiment degli investitori era sceso sotto i tacchi con discese di oltre il 5% e forti preoccupazioni che la crisi di alcune banche regionali statunitensi si propagasse in tutto il sistema finanziario globale.

Positivo invece l’andamento del mercato obbligazionario e, in particolare, del governativo (anche italiano) ad eccezione di alcuni comparti come quello legato agli emergenti e alle obbligazioni subordinate delle banche, dopo la cancellazione di questo tipo di debito (AT1) da parte delle autorità regolatorie svizzere nel salvataggio di Credit Suisse.

In Svizzera, nel mese di marzo, il “contagiato” più illustre, Credit Suisse, è stato salvato (non senza polemiche) con l’intervento di UBS facilitato dalle autorità regolatorie svizzere che non hanno lesinato mezzi e garanzie e l’attacco mosso a Deutsche Bank tramite il mercato opaco (e molto manipolabile) dei credit default swap sembra al momento rientrato.

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Riguardo l’inflazione e i tassi d’interesse anche in Europa gli operatori sembrano credere che il processo di disinflazione sia iniziato e quello poi della riduzione dei tassi d’interesse, poiché le banche centrali iniziano a porsi il problema di non rischiare di destabilizzare ulteriormente il sistema bancario.

Secondo diversi analisti l’inflazione sarà probabilmente inferiore al 4% entro la fine dell’anno, dando alla Federal Reserve un certo margine di manovra per tagliare i tassi entro la fine dell’anno se l’economia vacillasse.

Da inizio anno, in Europa, si conferma come peggior settore quello immobiliare (-4,8%) che è in fondo alla classifica anche a un anno (-37,5%), 3 anni (-16%) e 5 anni (-24,1%) a vedere l’andamento dell’indice FTSE EPRA/NAREIT Developed Europe.

È di ieri un report pubblicato peraltro dalla Banca Centrale Europea (BCE) dove si evidenziano alcune preoccupazioni sul mercato degli immobili commerciali e su alcuni fondi d’investimento operanti in questi settori. 

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Nello specifico, la banca centrale vede problemi con i fondi di investimento specializzati su immobili commerciali in Europa. I controllori vedono uno squilibrio in questi fondi, poiché gli investitori hanno spesso l’opportunità di prelevare denaro da questi prodotti con breve preavviso, mentre gli asset, cioè gli immobili, sono essi stessi piuttosto illiquidi.

E ciò potrebbe rendere i fondi vulnerabili alle vendite di emergenza a prezzi bassi a causa della pressione sulla liquidità, che potrebbe aumentare ulteriormente la pressione sul mercato immobiliare. L’instabilità in quest’area “potrebbe quindi avere un impatto sistemico” sull’immobiliare commerciale, “che a sua volta potrebbe incidere sulla stabilità del più ampio sistema finanziario” e sull’economia reale, secondo la Bce.

I fondi immobiliari commerciali sono cresciuti fortemente negli ultimi anni e, secondo la BCE, ora detengono il 40% degli immobili commerciali nella zona euro. Dieci anni fa, la percentuale era ancora del 20%. Questo tipo di fondi sono stati spesso collocati ai risparmiatori facendo leva sulla potenzialità di rivalutazione e sulle cedole e non abbiamo mai mancato, in questi anni, di sottolinearne la rischiosità intrinseca.

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