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Lettera #41 La slowbalisation e il debito pubblico italiano

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A cura di
RadioBorsa

Con le dimissioni di Draghi di fatto la campagna elettorale è iniziata e ci attendono 2 mesi di vera e propria guerra senza esclusione di colpi fra gli schieramenti in campo che pur di conquistare la maggioranza parlamentare useranno tutte le armi della persuasione e manipolazione. E delle promesse elettorali impossibili da mantenere visto il nostro bilancio.

Quello che è successo mercoledì al parlamento italiano è una sorta di déjà vu; dal 1945 la vita di un governo italiano è stata in media di tredici mesi.

Lo stesso giorno in cui Draghi ha rassegnato le dimissioni, la BCE ha lanciato il TPI (Transmission Protection Instrument), il cosiddetto scudo anti-frammentazione. Secondo la BCE, dovrebbe solo contrastare le dinamiche di mercato ingiustificate e disordinate che ostacolano la BCE nella sua politica monetaria. E il TPI dovrebbe favorire solo i paesi che rispettano le regole di politica fiscale di Bruxelles e non sono soggetti a una procedura per i disavanzi eccessivi.

La Bce in caso di spreadselvaggio” dei nostri titoli di Stato potrà intervenire in salvataggio, ma ha ampi margini discrezionali per decidere il come e il quando.

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Questo dovrebbe dire ai politici italiani, che non c’è molto spazio per tirare troppo la corda, ampliare ancora a dismisura il debito pubblico senza preoccuparsi anche delle entrate salvo che non si voglia arrivare allo scontro finale con Bruxelles e con i mercati.

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